Archivio mensile: luglio 2015

La fobia delle meduse

L’estate è la mia stagione preferita: finalmente non ho più le mani e i piedi congelati, il mio umore migliora, gli abiti estivi mi fanno sentire più femminile e carina, ci sono le ferie, ma soprattutto posso andare al mare!

Adoro il mare: sentire il sole caldo sulla pelle e la sabbia sotto i piedi nudi, guardare incantata le onde e rilassarmi al loro suono ritmico, passeggiare sul bagnasciuga, stare in spiaggia fino a tardi, eccetera eccetera.

C’è solo un problema: le meduse. Da piccola sono stata “morsa” (ho ancora una grossa cicatrice!) e sono rimasta traumatizzata. Per questo, se mi capita di trovarne una, la mia vacanza è automaticamente rovinata!

Per farvi fare due risate, vi descrivo come entro in acqua. Anzi inizio da prima di arrivare in spiaggia, prima ancora di partire per il mare: a casa, mentre preparo la valigia, cerco su Google se abbiano inventato qualche pomata o spray “anti-morso di meduse”, come quelli “anti-puntura di zanzara”. Se ci fosse un rimedio di questo tipo, mi sentirei più tranquilla! 😀 Ah, se per caso interessasse anche a voi, purtroppo non ho ancora trovato prodotti con questo scopo.

Arrivata nella località di villeggiatura, inizio le mie “indagini investigative”, chiedendo a chiunque (negozianti, gente del posto, turisti): “Ci sono meduse?”. 😀

Una volta in spiaggia, poi, prima di entrare in acqua, lo chiedo naturalmente anche a tutti i bagnanti, in particolare a quelli che ci sono già entrati prima di me: “Scusi, per caso ha visto meduse?”. 😀 Se mi dicono di sì, rinuncio ad entrarci. Posso trovarmi anche su una spiaggia con mare trasparente e caraibico, ma se ci sono meduse non ho coraggio di entrare in acqua!

Se, invece, mi dicono di no, entro in acqua ma lo faccio molto lentamente, in una specie di effetto rallenty, tutta tesa, guardando continuamente sott’acqua a 360° intorno a me. Non è raro, per questo, che qualche gentile bagnante mi chieda: “Signorina, ha perso qualcosa?”. 😀 Solo una volta che mi sono accertata dell’assenza di meduse, mi tuffo o procedo verso l’acqua più alta.

Naturalmente, non è detto che perché a riva non ci sono meduse, non ce ne siano nemmeno al largo. Infatti, l’ultima volta che ho nuotato, nel momento in cui sono riemersa dall’acqua ne ho vista una. Non immaginate lo spavento: ho iniziato a saltare come un delfino e a urlare a squarciagola. Penso che anche la medusa si sia spaventata! 😀

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Rimedi contro il caldo per chi non ha l’aria condizionata

Ragazze, che caldo! Davvero non se ne può più! Per rinfrescarmi sto provando di tutto. Premetto che in casa non ho l’aria condizionata, perciò devo arrangiarmi col “fai-da-te”. Ecco tutti i miei tentativi:

Il ventilatore

Durante il giorno chiudo tutte le tapparelle e le finestre, in modo che non entri il sole e che l’ambiente si mantenga “fresco”. Questo vuol dire che i giorni in cui sono a casa vivo al buio completo, come un pipistrello. Siccome, però, non basta, accendo anche un grande ventilatore e mi piazzo davanti all’aria fresca. Se cambio stanza, lo porto con me, come fosse una protesi diciamo, una prosecuzione del mio corpo.

La corrente d’aria

Di notte per riuscire a dormire, invece, riapro le finestre e le tapparelle e cerco di fare un po’ di corrente d’aria. Purtroppo non ne entra un filo, quindi devo tenere il ventilatore acceso ai piedi del letto. Insomma, io e il ventilatore, ormai, siamo inseparabili!

Il bagno nell’acqua fredda

Durante i giorni di afa, faccio la doccia anche tre volte. Il problema è che appena esco dal box doccia sono già sudata, tanto da non capire se è acqua o sudore. Un metodo che ho scoperto per raffreddare meglio il corpo è il bagno freddo: riempio la vasca con acqua fredda e a volte aggiungo anche cubetti di ghiaccio. Lo so, sembro pazza! 😀

Il pavimento di piastrelle

Questo “trucchetto” l’ho visto fare da mia nonna e vi dico la verità che le prime volte mi sono spaventata tantissimo: la trovavo sdraiata immobile a pancia in su sul pavimento! Poi mi ha spiegato che sdraiarsi sulle piastrelle e rimanerci per un po’ permette di rinfrescarsi. Questo non vale invece per i pavimenti di altri materiali, ad esempio il legno.

La cantina o il garage

Non voglio dimenticare di citare le mie fughe in cantina o in garage, che essendo interrati mantengono una temperatura fresca. Quando proprio non ce la faccio più e i rimedi sopra citati non funzionano, mi rifugio in cantina o in garage. Non sono certo posti salubri, tra odore di salami appesi e puzza di smog, ma per 10 minuti sono sopportabili e anzi danno appunto un grande refrigerio. 😀

Il frigo aperto

Per ultima, una soluzione che può sembrare assurda (sì, lo è!): aprire il frigo e piazzarsi davanti. Ahhhh, che refrigerio! 😀

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Paura di volare: esistono tecniche per superarla?

Siamo in estate: tempo di vacanze, sole, mare, spiagge. Ahhhh, che bellezza! Peccato però che per raggiungere certe destinazioni occorra prendere l’aereo.

Come molte altre persone, anch’io ho paura di volare. La chiamano “aerofobia”: ebbene, io sono un “caso patologico” e senza speranza.

A farmi passare la paura ci continuano a provare in molti: il mio ragazzo, i miei genitori, i miei parenti, i miei amici e perfino gli altri passeggeri, alias perfetti sconosciuti impietositi (o spazientiti?) dal mio stato di disperazione. Eppure, nessuno dei loro tentativi va a buon fine.

Riassumendo, queste sono le tre strategie che hanno usato di più finora:

Sdrammatizzare la paura dell’aereo

Il mio ragazzo gioca sempre la carta della sdrammatizzazione. Il suo cavallo di battaglia, infatti, è questa frase, che inizia sempre con una risata: “Aahhah, ma dai! Non dirmi che hai paura! Ma non vedi che volano anche i bambini?”.

A una persona col terrore dell’aereo non piace che, proprio mentre sta tremando di paura, qualcuno sminuisca quella paura. E del fatto che “perfino i bambini” abbiano il coraggio di volare non le importa proprio nulla. Ma il mio ragazzo, come quasi tutti gli uomini, non ha una sensibilità o una psicologia così spiccate da saper “studiare” strategie più efficaci, così ogni volta utilizza questa.

L’effetto è di farmi innervosire ancora di più. E più io mi innervosisco, più lui ride. Più lui ride, più io mi innervosisco. Un cane che si morde la coda. 😀

Fornire dati statistici sulla sicurezza dell’aereo

Mio padre per fortuna non mi prende in giro, ma tenta di rassicurarmi utilizzando la statistica: per tutto il tempo, da quando mettiamo piede in aeroporto a quando atterriamo e scendiamo dall’aereo, elenca senza nemmeno riprendere fiato una serie di numeri.

Ecco un esempio, pronunciato ovviamente con tono da maestrino: “Non preoccuparti, Bea: l’aereo è 12 volte più sicuro del treno e 60 volte più sicuro dell’automobile!”. Oppure: “Un passeggero dovrebbe effettuare una media di circa 5,3 milioni di voli prima di imbattersi in un incidente. Nel 2011 ci sono state 490 vittime di disastri aerei, nel 2012 solo 401: lo vedi? Sempre più sicuri!”.

Naturalmente, sentire il numero preciso dei morti per incidente aereo negli ultimi anni non è proprio la strategia vincente per rassicurarmi, ma apprezzo lo sforzo e la pazienza di mio padre e con la bocca secca dalla paura abbozzo un sorriso. Almeno, se pensa di essere riuscito a tranquillizzarmi, finisce il suo “documentario” in stile Piero Angela.

Stringere la mano durante decollo, turbolenze e atterraggio

E arriviamo alla terzo metodo più utilizzato dai miei cari per farmi passare la paura mentre siamo in volo. Dopo avervi raccontato cosa fanno il mio ragazzo e mio padre, quindi le principali tecniche maschili, eccone una prettamente femminile: l’empatia.

Diciamo subito che a noi donne non verrebbe mai in mente di confortare una persona che si trova nel panico ridendole in faccia in modo rude e sarcastico, o elencando con razionalità e orgoglio un elenco di dati freddi e statistici. Noi donne siamo molto più sensibili e attente.

Così, le mie compagne di viaggio (che sia la mamma, la sorella o un’amica di turno) ogni volta attuano “protocolli” concretamente utili: mi accompagnano a prendere una camomilla prima di salire in aereo, mi costringono a chiacchierare per distrarmi, mi preparano delle musiche rilassanti nel lettore MP3, mi stringono la mano nei momenti clou come decollo, turbolenze e atterraggio. Il tutto senza mai abbassare la soglia d’attenzione sul mio stato d’animo e notando anche la mia minima espressione o smorfia.

Ma c’è un “ma”: spesso noi donne siamo troppo sensibili. Ciò significa che tendiamo ad assorbire e farci condizionare dall’inquietudine degli altri. In altre parole, può succedere che a un certo punto anche la mia compagna di viaggio inizi ad agitarsi e suggestionarsi: “Ti prego, Bea, dimmi cosa ti senti: hai sensazioni strane? Non avrai mica hai una premonizione? Oh Santo Cielo, pensi che l’aereo cadrà?!”. Risultato: due donne nel panico anziché una sola. 😀

Insomma, come vincere la paura di volare?

Al di là dei tentativi di rassicurarci da parte di chi ci vuole bene, so che esistono un sacco di strumenti per superare l’aerofobia forniti da esperti: articoli su Internet, libri, esercizi, addirittura corsi!

Personalmente ho provato di tutto, ma salire su quell’aggeggio rumoroso, traballante e claustrofobico, mi fa ancora venire gli attacchi di panico. Possono cercare di convincermi in tutti i modi, ma lo vivrò sempre coma una “scatoletta” in cui si sta schiacciati come sardine insieme agli altri passeggeri, da cui non si può scendere quando si vuole, né aprire il finestrino per prendere una boccata d’aria.

Se da questo articolo vi aspettavate un consiglio da parte mia, beh, vi ho sicuramente deluse. Posso solo dire, da grande fifona, che vale la pena di affrontare la paura pensando che, se non si vola, non si può neanche arrivare alla propria destinazione, vedere un nuovo posto bellissimo e vivere la vacanza che si è tanto aspettata. :)

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Selfie stick: ma perché??

Ci sono cose, nella vita, davanti alle quali si rimane attoniti e si riesce solo a chiedersi: “Ma perché?”.

E’ il caso delle “bacchette per i selfie” o “bastoni per i selfie”, che -non sto scherzando- mi lasciano sempre a bocca aperta, non per lo stupore ma per la perplessità. Insomma, non bastavano i selfie? Non era sufficiente vedere in ogni dove persone sempre pronte a farsi autoscatti con lo smartphone? Evidentemente no.

Così, nonostante le bacchette per i selfie esistano già da qualche tempo (nel 2014 la rivista Time ha incoronato il “selfie stick” come una delle 25 grandi invenzioni dell’anno!), in questa estate 2015 stiamo assistendo a un vero e proprio boom.

Mentre giornali e siti internet le definiscono “un accessorio imperdibile per i selfie addicted” e scrivono addirittura delle “istruzioni per l’uso”, le città (soprattutto quelle turistiche) e le località di villeggiatura di mare e montagna pullulano di individui che vanno in giro con questi bastoni allungabili, li manovrano più o meno abilmente per cercare la giusta inquadratura, si mettono in posa e scattano “indimenticabili” fotografie.

Gli shop online fiutano il business e ne approfittano: su Google, cercando “bastoni per selfie” si trovano le migliori offerte di Amazon, Mediaworld e eBay, che offrono modelli compatibili con tutti i telefonini, con tutti i sistemi operativi, addirittura con telecomando bluetooth.

Il numero impressionante di recensioni degli utenti su questi e-commerce fa capire che davvero le bacchette per selfie sono una vera e propria tendenza.

Lo si capisce anche dal fatto che molti luoghi pubblici hanno proibito il loro utilizzo perché potenzialmente pericoloso: musei come la National Gallery di Londra, il Museum of Modern Art di news York, il Guggenheim, il palazzo di Versailles di Parigi e gli Uffizi di Firenze; eventi culturali come il Carnevale di Rio e sportivi come il torneo di tennis Wimbledon.

Sarà il gusto delle cose proibite, che le fa desiderare ancora di più, oppure sarà semplicemente la totale assenza di gusto :D, fatto sta che qui, anche qui nella mia città, questi bastoni per i selfie sono sempre di più!

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